Arca dei Suoni dà il benvenuto nel sito “Scuolamuseo” che ospita il Repertorio delle esperienze didattiche nel campo dei beni culturali e dell’identità siciliana - REDIBIS.
Questo nuovo archivio, permette agli elaborati prodotti dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado, realizzati in oltre 10 anni di attività promosse dal Servizio Valorizzazione del Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana, di ritornare alla luce per essere conosciuti e fruiti dagli utenti del web.

Scuolamuseo – REDIBIS nasce come sviluppo ulteriore del progetto Arca dei Suoni, a cura dell'Unità Operativa 3 - Valorizzazione e musealizzazione fondi documentali e gabinetti di restauro, archivi e teche, R.E.I.S., L.I.M. (ex U.O. IX, ex U.O. VIII, ex U.O. 4), del Centro Regionale per l'Inventario, la Catalogazione e la Documentazione grafica, fotografica, aerofotogrammetrica e audiovisiva, in collaborazione con il Servizio Valorizzazione del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

23A Settimana Alfonsiana. Palermo, 23/30 settembre 2017

 

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Programma della 23A Settimana Alfonsiana 

 

 Il discorso dei due pani

“Volete andarvene anche voi?”. Questo interrogativo ai Dodici – tema della 23A Settimana Alfonsiana – chiude il discorso che Gesù, nel cap. 6° del Vangelo di Giovanni, aveva iniziato in modo singolare: col gesto di sfamare cinquemila uomini con “cinque pani d’orzo e due pesci secchi”. La gente non comprende molto. Cerca Gesù ma per farlo re: un motivo dal quale egli fugge e non si fa trovare. Quando torna tra la gente dice, con un po’ d’ironia: “Voi mi cercate non perché avete visto i segni ma perché avete mangiato dei pani e vi siete saziati”. Soggiunge: “Procuratevi non il cibo che si consuma ma quello che dura per la vita eterna”. È il discorso dei due pani – il pane dello stomaco e quello del cielo – alla cui intelligenza Gesù tenta di sollevare coloro che “hanno mangiato e si sono saziati”. Il confronto si fa drammatico fino alle espressioni scioccanti: “Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non avrà la vita eterna”, che sono un’anticipazione di quanto dirà nell’ultima Cena. Ora Gesù lascia intravedere il filo sottilissimo che unisce i due pani senza soluzione di continuità. Pani distinti e pure identici, in nessun modo separabili. Dice infine: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”.

Il senso dell’unità dei due pani è chiaramente lui: la sua vita, il suo destino, il suo Vangelo: ciò che, senza misericordia, lo porterà dritto in croce, alla sconfitta.

La reazione dei discepoli è netta. “Il tuo discorso, gli dicono, è duro: chi può accoglierlo?”. Molti discepoli l’abbandonano. Notevole è la reazione di Gesù: rivolto ai Dodici rilancia: “Volete andarvene anche voi?”. Un momento drammatico di verità e parresía. Un invito a seguirlo ma in assoluta libertà, senza condizioni e garanzie. E un avviso per il futuro: “senza libertà” si può fare quel che si vuole: tranne seguire Gesù o un cristianesimo degno di questo nome.

Il futuro, in realtà, cominciò subito: appena Gesù cessò di respirare. Sono passati duemila anni indubbiamente non privi di testimonianze credibili, ma anche, e forse più, di infedeltà. Di cui tutti oggi chiedono – ai cristiani e alla Chiesa – di rendere conto.

Discriminante è il discorso di Cafarnao sui due pani, in cui decisivi sono i poveri, con una vita da salvare e uno stomaco da sfamare.

È ciò che, tutti i giorni, predica Papa Francesco, che non pochi, dall’interno della Chiesa, vogliono fare tacere. Uno scandalo. E una sfida, epocale. La più evangelica di tutte le sfide.

Nino Fasullo

 

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